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di Massimo De Angelis
apparsa su Liberal
Il pontefice si e' di recente pronunciato con parole nuove sulle tesi di Darwin riguardanti l'evoluzione della vita. Perche' questa scelta e qual e' a sua avviso la portata di questa novita' per quel che riguarda i rapporti tra fede cattolica e scienza?
A dire
il vero, il pontefice non si e' riferito direttamente alle tesi di Darwin, ma
alla teoria dell'evoluzione. Inoltre, come si sa, dalla teoria di Darwin sono
nate molte teorie 'figlie'. Oggi, come scrive il santo Padre, piu' che della
teoria dell'evoluzione conviene parlare delle teorie dell'evoluzione. C'e' anche
da precisare - come sottolineano molti biologi - che la lotta per la vita, la
selezione naturale, le mutazioni e il caso, offrono spiegazioni dell'evoluzione
che sono soltanto parziali.
D'altra parte, nelle parole del Papa c'e' una
novita': le teorie dell'evoluzione vengono considerate piu' che una mera
ipotesi. Questa novita', in realta', non e' un cambiamento della tradizionale
dottrina cattolica, ma risulta dal fatto di prendere in considerazione gli
sviluppi scientifici degli ultimi decenni. Inoltre, non e' la prima volta che
Giovanni Paolo II parla di questo argomento. Piu' concretamente, il 26 aprile
1985, il Papa ricevette in udienza i partecipanti a un simposio internazionale
su Fede cristiana e teoria dell'evoluzione, e rivolse loro un discorso nel quale
affermava, tra l'altro, che l'evoluzione presuppone la creazione, precisando che
la fede ha qualcosa da dire di fronte ai tentativi di ricondurre tutti i
fenomeni spirituali inclusa la morale e la religione al modello-base della
evoluzione.
Infine, il messaggio del Papa alla Pontificia accademia delle
scienze colpisce per il tono di apertura e di serenita' caratteristico di tutto
il suo pontificato. E' l'atteggiamento proprio del cristiano di fronte alle
scoperte scientifiche: non paura, ma un grande interesse per conoscere sempre
meglio le meraviglie del creato. Omnia veritas a Deo: ogni verita' viene da
Dio.
Specie negli Usa, la controversia tra creazionisti ed
evoluzionisti e' da lungo tempo in corso ed e' centrale non solo dal punto di
vista scientifico ma anche per le sue implicazioni etiche. Come la considera?
Che cosa puo' produrre nella controversia la nuova posizione assunta dal
pontefice?
Dal punto di vista cattolico, non c'e' contraddizione tra
creazione ed evoluzione. L'eventuale processo evoluzionistico della vita non
toglie nulla alla realta' della creazione divina. Per quanto riguarda la
controversia tra evoluzionisti e creazionisti, vorrei sottolineare un solo
punto: la confusione nata dal mescolare nell'insegnamento delle teorie
evoluzionistiche considerazioni non scientifiche, come per esempio un
materialismo senza alcuna base scientifica. Questo era tipico del marxismo, con
le sue pretese 'scientifiche', che erano pure illazioni ingiustificate; direi
che e' ormai tempo di voltare pagina.
Sono in molti a sostenere che la
moderna cosmologia e la genetica contemporanea distruggono ogni possibile
umanismo, confutano l'intera visione dell'universo su cui si e' fondata la
teologia cattolica e per questa via conducono all'ateismo. Come risponde a tali
tesi?
Direi che sarebbe piuttosto difficile, sia per la cosmologia
che per la genetica, distruggere l'umanesimo. Infatti, ambedue sono scienze
possibili soltanto se esiste l'uomo, e per di piu' un uomo sufficientemente
intelligente per poter fare scienza. La scienza e' grande, certo, ma non puo'
spiegare tutto, e non puo' spiegare tutto sull'uomo. Percio', direi senz'altro
che la vera scienza non puo' condurre all'ateismo. Questo assolutizzare la
scienza, secondo me, sembra piuttosto tradire la scienza stessa e rovinare
quindi l'uomo. Da parte sua, la teologia cattolica non trova il suo fondamento
in una visione del mondo che possa essere confutata dalla scienza, bensi' nella
Rivelazione di Dio nella quale crede con fede salda. La fede vede al di la'
delle scienze.
Quel che e' in ogni caso chiaro e' che le scienze
modificano la visione teologica del mondo. In che termini e' giusto porre il
rapporto tra queste due forme di conoscenza? In altri termini, la scienza e'
forse produttrice indiretta di verita' teologica e in che senso e con quali
limiti?
Per rispondere al suo quesito, direi che le scienze
modificano la visione scientifica del mondo, non la visione teologica. Infatti,
la scienza puo' produrre solo verita' scientifiche. Cosi' arricchisce la nostra
conoscenza del mondo, mentre la filosofia e la teologia la prendono in grande
considerazione. Pero', chi dice scienza dice pieno rispetto della propria
epistemologia. Cercare nella scienza le risposte a problemi teologici e' uno
sbaglio epistemologico che non va certo a beneficio della stessa scienza e del
rigore che le e' proprio.
E' vero: il progresso delle scienze ha
modificato l'immaginario religioso cristiano, purificandolo anche da elementi
sbagliati, e questo e' un grande e bel servizio della scienza; pero', le scienze
sperimentali possono dare una risposta parziale e non esauriente al problema
della verita' dell'uomo considerato in tutte le sue dimensioni. Ecco il motivo
delle precisazioni del Papa riguardo alla spiritualita' dell'anima e alla sua
creazione immediata da parte di Dio.
Accreditare l'ipotesi darwiniana
non ha forse riflessi sulla dottrina del peccato originale? Come si deve
concepire la caduta?
Come abbiamo gia' detto, il Papa non ha parlato
di Darwin e non ha accreditato l'ipotesi darwiniana. Quest'ultima mira a
spiegare l'evoluzione per mezzo della selezione naturale. Nel nostro secolo, la
visione di Darwin e' stata aggiornata includendo gli sviluppi della genetica.
Comunque, si tratta di un'ipotesi discutibile, perche' i meccanismi veri
dell'evoluzione rimangono tuttora molto misteriosi. Percio', l'indubitabile
valorizzazione da parte del Papa di queste teorie dell'evoluzione non deve far
dimenticare un altro aspetto messo in rilievo :le teorie dell'evoluzione che, in
funzione delle filosofie che le ispirano, considerano lo spirito come emergente
dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia,
sono incompatibili con la verita' dell'uomo. (...) Con l'uomo ci troviamo dunque
dinanzi a una differenza di ordine ontologico, dinanzi a un salto
ontologico.
Per quanto riguarda la dottrina del peccato originale, vorrei
tornare alla distinzione epistemologica fondamentale. Il peccato originale e' un
dogma di fede e non appartiene all'ambito scientifico. Per dirla con il mio
Pascal: c'est d'un autre ordre - e' di un altro ordine -, mystere sans lequel
tout est mystere, - mistero senza il quale tutto e' mistero.
Riferisco
la precedente domanda in particolare alla dottrina della caduta propria
dell'Ortodossia, secondo cui la caduta e' precisamente "caduta nei sensi,
che aggiunge all'essere umano la vita animale" (cfr. Paul Evdokimov).
Accreditando Darwin si sostiene che e' Dio ad aggiungere lo spirito alla vita
animale. Non si tratta di una prospettiva opposta? Come chiarire la questione
che potrebbe celare equivoci paradossali?
Quello che lei mi propone
e' un bel paradosso! Vorrei dire semplicemente che Dio non aggiunge lo spirito a
una vita animale. Parlare di un'eventuale origine del corpo umano dalla materia
viva preesistente non vuol dire, mi pare, che Dio abbia aggiunto lo spirito
umano a una scimmia. Lo spirito non si aggiunge al corpo. E il corpo umano e'
specificamente umano, non e' quello di un animale. Anche la vita umana, della
quale l'anima e' il principio, e' specificamente umana. Percio', solo la
creazione immediata da parte di Dio puo' spiegare l'apparizione dell'uomo.
Questo - perche' no? - e' potuto avvenire nel contesto di un grande disegno
evolutivo, con una materia viva in evoluzione, secondo i piani divini, fino ad
arrivare alla creazione dell'uomo. In questa luce, che senso ha domandarsi se e'
lo spirito che si aggiunge alla vita animale o se e' la vita animale che si
aggiunge allo spirit umano?
E' tradizionale il confronto teologico, in
ambito cristiano, tra chi accentua la separatezza tra anima e corpo (secondo
l'influsso platonico) nell'uomo e chi considera invece l'uomo singolo. Nota e'
poi la sistemazione tomista di tale problema. L'accettazione dell'ipotesi
darwiniana non riapre la questione e non favorisce le ipotesi teologiche di una
maggiore separazione?
Non mi pare che l'accettazione dell'ipotesi
evoluzionistica favorisca ipotesi teologiche circa una maggiore separazione tra
anima e corpo, perche', nello studio dell'anima spirituale, sono la filosofia e
la teologia a illuminarci, non la scienza biologica. Per quanto riguarda la
soluzione concreta del problema, la tradizione cattolica insiste molto
sull'unita' della persona umana, come essere insieme corporeo e spirituale. Si
ricordi la Gaudium et spes del Concilio Vaticano II: l'uomo e' unita' di anima e
di corpo, corpore et anima unus. Dall'altra parte, cio' non toglie che l'anima
si possa anche separare dal corpo senza perire. Questo, infatti, e' cio' che
accade nel momento della morte, finche' l'anima non si unira' di nuovo al corpo
nel momento della risurrezione. Unita' e separabilita' dell'anima e del corpo
sono due aspetti paradossali del problema che vengono conciliati in una sana
antropologia.
Nel Vecchio Testamento si legge che Dio ha reso l'uomo
signore di tutte le cose create. Tenendo conto di Darwin come puo' interpretarsi
cio'? E' possibile che l'esser l'uomo frutto dell'evoluzione biologica conduca a
una visione piu' ecologica del rapporto uomo/natura?
Senz'altro, il
rapporto dell'uomo con la natura puo' essere illuminato dalla visione
evoluzionistica della vita e dell'universo. I recenti sviluppi delle scienze
suscitano nel credente una grande ammirazione di fronte alla grandiosita' del
disegno di Dio, che non cessa mai di stupirci.
Darwin viene da molti
considerato padre della moderna scienza biogenetica. E oggi e' questo uno dei
fronti caldi nel rapporto scienza/fede. Quali sono i rischi, secondo lei,
dell'intervento dell'uomo sulla genetica? La Chiesa deve rifiutare questo tipo
di attivita' o proporre una sua limitazione? E una limitazione fissata da chi e
alla luce di quali principi?
Se mi consente, direi innanzi tutto che
il padre della genetica, piu' che Darwin, e' Mendel, il quale non solo e' stato
uno scienziato geniale per aver scoperto le leggi dell'eredita', ma anche un
uomo di fede e abate di vita esemplare. Per quanto riguarda i limiti
dell'intervento dell'uomo sulla genetica, questi dipendono dalla dignita'
dell'uomo come persona creata a immagine di Dio. Quando la Chiesa ricorda tali
limiti non fa altro che difendere la dignita' della persona e il suo diritto
inalienabile a non essere manipolata.
La scienza biologica e la
biotecnologia sono un campo di serrato confronto e di contrasto tra credenti e
non credenti, Chiesa e donne. Come deve realizzarsi oggi su questo terreno il
dialogo? Individuando cio' su cui si e' d'accordo e accantonando il resto o
discutendo, con spirito di costruttiva discordia, tutto cio' su cui vi e'
disaccordo?
Come si realizza il dialogo? Secondo me, ricercando
umilmente la verita'. E' la verita' che unisce tutti gli uomini. occorre
ascoltare con umilta' i pareri degli altri, per discernere quello che contengono
di vero. E per i credenti, questo discernimento ragionevole viene fatto anche e
soprattutto alla luce della Rivelazione.
A proposito di questo dialogo
darei, come esempio significativo, la rilettura del conflitto tra la nuova
astronomia e la Sacra scrittura, intrapresa per iniziativa del santo Padre
Giovanni Paolo II. Come si sa, e' giunta a termine il 31 ottobre 1992 con la
relazione, che ho avuto l'onore di fare, sui lavori della Pontificia commissione
di studi sulla controversia tolemaicocopernicana nei secoli XVI e XVII, e con le
conclusioni del Papa, come potra' leggere nel mio recente libro La nuova
immagine del mondo. Il dialogo tra scienza e fede dopo Galileo, edito quest'anno
dalla Piemme.