Astrazione

Da Filosofico.


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In Aristotele è il processo, immediato e non volontario, con cui l'intelletto attivo (nous poietikòs) ricava dal dato sensibile particolare (ad esempio “questo blu”), un elemento intelligibile universale (il blu, il concetto di blu, predicabile di molti oggetti particolari).

L'astrazione, per lo Stagirita, non altera il dato, ma lo coglie ed esprime fedelmente: l'intelligibile è già presente nel sensibile, e l'astrazione opera in modo simile alla luce, che non crea i colori e le forme, ma li rende visibili.

Il processo astrattivo, configurandosi come attività smaterializzatrice, documenta la presenza nell'uomo di un fattore - in quanto smaterializzante - immateriale, anche se Aristotele non chiarisce se tale fattore, cioè l'intelletto attivo, sia proprio di ogni individuo o comune a tutti, nel primo caso affermando, nel secondo negando la dimostrabilità dell'immortalità personale.

La teoria aristotelica sarebbe poi stata ripresa da molti scolastici, il più importante dei quali è stato Tommaso d'Aquino, che invece sostenne, contro gli averroisti, l'immortalità personale, fondata sulla presenza in ogni individuo di un intelletto attivo.

critiche

Dalla fine del Medioevo la teoria dell'astrazione è stata per lo più abbandonata, peraltro non in virtù di adeguate argomentazioni. Troviamo in effetti che sia l'empirismo sia il razionalismo fanno a meno del'astrazione, il primo perché pensa irraggiungibile l'universalità, il secondo perché la pensa già data alla mente (innatismo). Così anche la filosofia dopo Kant non sottopone la teoria dell'astrazione a critiche argomentate. Tuttavia non è difficile cogliere alcuni argomenti, tra cui la difficoltà di conciliare l'automaticità dell'astrazione con il carattere storico-progressivo del sapere.

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