Bello
Da Filosofico.
Questa voce è solo un primo abbozzo
in Tommaso
Secondo la celebre definizione tomista «pulchra dicuntur quae visa placent» («si dicono belle le cose che, viste piacciono«, Ia, q. 5, a. 4, ad 1): nella bellezza così vi sono due elementi:
- conoscitivo (visa): occorre una conoscenza, una conoscenza sensibile (l'Aquinate cita il senso della vista, ma possiamo estendere il discorso anche all'udito),
- affettivo (placent): le cose belle piacciono, suscitano un riverbero emotivamente, affettivamente gradevole in chi le contempla.
Questa prima definizione si impernia sul lato soggettivo dell'esperienza della bellezza. Analizzando ulteriormente, sul lato dell'oggetto, quali siano i fattori costitutivi delle cose belle, Tommaso (Ia, q. 39, a. 8) ne individua tre:
- l'integritas
- la debita proportio
- la claritas, lo splendor formae.
L'integritas e la debita proportio sono fattori in qualche modo più quantitativi ed esteriori, già intravisti dalla riflessione estetica del pensiero classico (la bellezza come armonia tra le parti e il tutto). La claritas come splendor formae è un elemento più originale, che a nostro avviso deriva a Tommaso dall'orizzonte cristiano, per cui il finito corporeo è segno, in qualche modo trasparenza, dell'Infinito.
