Conoscibilità del singolare
Da Filosofico.
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il problema, nella sua formulazione classica
Il problema si può formulare così: il singolare può essere conosciuto dal pensiero in quanto tale? Abbiamo cioè un concetto del singolare? Certamente il singolare è oggetto di intuizione sensibile, la sensazione coglie una realtà fatta di esistenti singolari, ma il pensiero (concettuale) coglie i singolari?
le soluzioni proposte dai classici
È noto che per Tommaso d'Aquino la risposta è negativa, mentre per diversi esponenti della scuola francescana, ad esempio, Bonaventura e Scoto bisogna ammettere una certa conoscenza mentale (concettuale) del singolare.
argomenti pro e contro
Il tomismo porta a favore della sua soluzione il fatto che non siamo in grado di fornire alcun esempio di concetto di realtà singolare: tutti i concetti di cui disponiamo, espressi con delle parole, sono applicabili a più casi particolari. L'argomento ha una sua forza.
Ma una loro forza hanno anche gli argomenti portati dai fautori scolastici della conoscibilità mentale del singolare. Il più forte ci sembra questo: si può amare solo ciò che si conosce, ora il fine ultimo dell'uomo consiste nell'amare quel Singolare che è il Mistero Infinito, che dunque può essere conosciuto dalla mente; come devono essere conosciuti dalla mente, per poter essere amati dalla volontà, tutti quegli esistenti singolari (come gli altri esseri umani) che sono amati.
una moderna traduzione?
Pertinente alla conoscibilità del singolare, benché formulato con terminologia e prospettiva diversa, è il problema del riferimento (con le due soluzioni proposte, diretta e descrittivista).
