Etica

Da Filosofico.

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Problemi ricorrenti della riflessione etica sono

  • il fondamento dell'etica (esiste un fondamento assoluto? dovere o finalismo?)
  • i contenuti dell'etica

il fondamento dell'etica

«Conviene» o «bisogna» (fare così)? La prospettiva scettico-relativista nega l'esistenza di un obbligo morale, che viene invece affermata dalle altre impostazioni (non classificabili, ci risulta, con un unica denominazione). In effetti il campo dele etiche non-relativistiche è più ampio di quello delle teorie della conoscenza non-relativistiche: emblematico rimane il caso di Kant, che non cessa di avere anche nell'attuale panorama filosofico un seguito consistente.

Tuttavia un vero fondamento dell'obbligo morale, a nostro avviso, suppone un riferimeno alla Trascendenza: solo se esiste l'Infinitamente perfetto, a cui debbo tutto (avendomi dato l'essere e avendolo dato a tutto il finito), devo, al contempo per gratitudine e perché da Lui spero il mio totale compimento, la felicità, seguire le sue indicazioni, da lui iscritte anzitutto nella mia natura, e specificate poi soprannaturalmente nella Sua rivelazione.

Non esiste in effetti reale alternativa tra dovere e finalismo: nella mia natura è iscritto il desiderio di perfetta felicità, che superi perciò la barriera della morte, che mi spinge a seguire tutto ciò che mi porta a compierlo (la legge morale, a cui sono obbligato, ma non kantianamente, non senza una ragione). Non vi è un «fai così perché devi», ma un «fai così, se vuoi essere perfettamente felice, ciò che non puoi (non sta a te) non volere». L'ipoteticità dell'imperativo non lo flette in direzione relativistica, ma ne mantiene tutta la forza di obbligazione.

il contenuto dell'etica

In termini generali esso è il bene (/ciò che va fatto/ciò che è bene fare). Secondo la filosofia medioevale è il bene l'oggetto della volontà, analogamente a come il vero è l'oggetto del'intelligenza: la volontà non può non volere il bene, ogni cosa è voluta sub ratione boni, in quanto è percepita come buona.

Al bene è, sempre nella prospettiva medioevale, legata la felicità: non possiamo non volere il bene come non possiamo non volere la felicità; e la ragione di ciò è che il bene (nostro) consiste nel compimento della (nostra) natura, e la felicità è appunto il riverbero emozionale-affettivo del compimento (è proporzionata ad esso).

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