Giustificazioni della verità

Da Filosofico.

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il problema

Si tratta di un problema diverso da quello delle definizioni o concezioni di verità: quest'ultimo infatti riguarda la domanda che cosa sia la verità (in generale), mentre la questione della giustificazione concerne il come possiamo essere certi delle verità che riteniamo tali, ovvero anche il criterio di demarcazione tra proposizioni vere e proposizioni false, o almeno non affidabili.

le soluzioni

Le principali proposte di giustificazione della verità nell'attuale dibattito sono riconducibili, secondo N.Vassallo, fondamentalmente a

  • fondazionalismo: per cui si danno alcune verità evidenti, autofondantesi, su cui in qualche modo poggiano tutte le altre verità;
  • coerentismo: per cui nessuna verità gode di uno statuto di speciale evidenza, ma tutte le verità costituiscono un sistema dove "tutto si tiene"
  • affidabilismo

fondazionalismo

Per questa impostazione del problema della giustificazione, che è la più antica, e ha tra i suoi sostenitori filosofi come Aristotele, Cartesio, Locke, si danno alcune verità che si fondano da sé stesse, godendo di una evidenza che non permette di dubitarne, e tutte le altre verità, in qualche modo, derivano da esse, che la filosofia analitica chiama credenze di base.

Le evidenze primordali sono dunque immediatamente giustificate, le altre verità sono giustificate mediatamente, inferenzialmente (a partire dalle prime).

Il vantaggio del fondazionalismo è quello di evitare il regresso all'infinito nella catena giustificativa.

varianti

Secondo una suddivisione invalsa tra gli analitici ci sono due tipi di fondazionalismo:

  • il f. forte, sostenuto dai filosofi tradizionali, per cui si danno certezze indubitabili, da cui sarebbe possibile dedurre tutto il resto del sapere tramite catene logico-deduttive, che trasferiscano loro la certezza (Vassallo 2008, p.58).
  • il f. moderato, abbracciato da filosofi contemporanei, come Alston, Chisholm, Foley, secondo cui
    • le credenza di base non sono certezze assolute, e
    • le credenze derivate non derivano interamente da esse.

un interessato equivoco

Vi è un modo caricaturale di presentare il fondazionalismo “forte”. Sintomatico è il fatto che Aristotele e Cartesio vengano, da molti analitici, messi sullo stesso piano. In realtà c'è una differenza che fa comodo non vedere: ossia che per Aristotele le verità autofondantesi, le evidenze, sono di due tipi, vi è una duplice resolutio della conoscenza:

  1. le evidenze “supreme”, cioè i principi supremi (identità, non-contraddizione, terzo escluso) che sono evidenze certissime ed accompagnano necessariamente ogni conoscenza, e da ogni conoscenza sono presupposte; lo potremmo chiamare il vertice della conoscenza; queste evidenze sono tanto universalissime quanto formali, nel senso di “povere“ di contenuto;
  2. le evidenze fattuali, empiriche, di cui è sostanziata la vita quotidiana, l'esperienza concreta di ogni soggetto conoscente; le potremmo chiamare la base della (piramide della) conoscenza.

L'equivoco consiste nell'attribuire al fondazionalismo, e non a certi fondazionalisti (come Cartesio e ancora più Fichte) la tesi che

  1. le evidenze supreme non sono formali ma hanno un contenuto, contengono già in qualche modo tutto il sapere,
  2. che da esse sia perciò possibile dedurre tutto.

In realtà Aristotele, e il pensiero medioevale, non ritiene che dalla evidenze di vertice sia possibile dedurre tutto; la conoscenza si fonda tanto sulle evidenze supreme quanto sulle evidenze fattuali.

coerentismo

Per il coerentismo come teoria della giustificazione una verità è giustificata non tanto dall'appoggiarsi ad alcune verità che godrebbero di uno statuto di speciale affidabilità, ma dall'essere coerente con l'insieme delle credenze finora ritenute vere, che si configura come un sistema - come dire? - senza posizioni privilegiate.

Una difficoltà che viene rinfacciata al coerentismo dai suoi critici è di non sfuggire al regresso all'infinito, ossia al circolo vizioso: [a] si giustifica con [b], [b] con [c], [c] con [d] ... [z] con [a].

affidabilismo

Questa proposta di soluzione al problema della giustificazione sposta l'attenzione dal versante per così dire oggettivo a quello soggettivo delle procedure, ossia al problema delle fonti della credibilità di una convinzione. Occorre discernere quali fonti siano affidabili e quali inaffidabili.

Una convinzione allora sarebbe giustificata se le procedure seguite per giungervi sono affidabili, se si sono cioè basate su fonti affidabili.

Le fonti certamente affidabili sono la percezione sensoriale, la memoria, la testimonianza, la razionalità.

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