Intenzionalità
Da Filosofico.
Questa voce è solo un abbozzo L'idea di intenzionalità, come rapporto speciale che lega il pensiero alla realtà è già implicita in Aristotele, per il quale, nella conoscenza, l'anima umana diventa in qualche modo tutto: in qualche modo, ossia intenzionalmente.
La distinzione stoica tra significante, significato e oggetto reale segna un arretramento rispetto al realismo aristotelico, ponendo un diaframma tra contenuto mentale (il significato) e cosa, laddove per Aristotele il concetto era pensato come identico alla cosa intenzionata.
Il tema dell'intenzionalità venne peraltro tematizzato espressamente e in modo organico solo dalla Scolastica, che sottolineò il carattere misterioso per cui la mente ospita in sé il conosciuto.
La filosofia moderna, secondo Maritain e molti altri neotomisti (tra cui la Vanni Rovighi), ha gravemente errato nella impostazione del problema gnoseologico anche per aver abbandonato tale carattere misterioso, per concepire invece in modo meccanico il rapporto tra intelligenza e cose.
In epoca più recente Brentano e Husserl hanno ripreso il termine e il concetto di intenzionalità, non giungendo però ad affermare con chiarezza che ciò a cui il pensiero si rapporta è un dato realmente indipendente da esso.
Nella filosofia analitica il tema dell'intenzionalità è stato ripreso, ma in termini diversi da quelli classici e anche da quelli di Brentano e Husserl. Un contributo importante, in tale ambito, è stato dato da Searle, che ha individuato nell'intenzionalità uno dei tratti specifici che rendono la mente umana irriducibile all'Intelligenza artificiale (AI).
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problemi aperti
a livello storiografico
Frege nella sua distinzione tra Bedeutung e Sinn, affronta il tema dell'intenzionalità? E come? Secondo Nicla Vassallo Frege non è stato solo un logico, ma ha affrontato il problema gnoseologico; se è così, se ne potrebbe dedurre, dovrebbe aver preso in qualche modo posizione anche su questo tema, almeno implicitamente. In prima approssimazione si potrebbe ipotizzare che vi sia in lui un certo diaframma tra contenuto mentale (Sinn) e cosa significata (Bedeutung). Ma la questione è aperta.
Si tratterebbe di lavorare su come si possa integrare tale apporto, senza dimenticare le linee-guida della concezione classica, soprattutto la tesi per cui l'intenzionalità non è un generico tendere-verso qualcosa di altro dal pensiero, ma è un, misterioso, in quanto privo di analoghi nel mondo fisico osservabile, essere-presente-al-pensiero di altro dal pensiero.
il problema del riferimento
In questo senso ci sembra attinente al classico problema dell'intenzionalità quello, che si sviluppa da Frege fino a Putnam, Kripke, Searle e altri, del riferimento.
bibliografia
Imprescindibile, non perché la riflessione debba fermarsi lì, ma perché si tratta di un contributo serio e ingiustamente ignorato dagli analitici, ci sembra
- Maritain, J. (1932), Distinguer pour unir ou Les degrés du savoir, Desclée de Brouwer, Paris.
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