Io-me
Da Filosofico.
Propongo, almeno provvisoriamente, di usare i termini io e me per designare due dimensioni importanti, originarie, della soggettività. Intendo con «me» la totalità reale della (propria) soggettività, con «io» quella porzione del «me» che io posso “pilotare” con il libero arbitrio. In altri termini me indica ciò che sono, io ciò che credo di essere, ovvero, ancora, me è la totalità del controllabile e del non-controllabile, io è solo il controllabile, o meglio il controllato; con una immagine si potrebbe dire che il me è la nave (o l'aereo), l'io il pilota che la (/lo) guida.
Me è la (mia) natura (cioè la natura umana in quanto declinata nella mia singolarità), il me è dato, è un dato, mi è dato; l'io si autopossiede. Tra io e me non c'è separazione, ma distinzione.
bontà morale e armonia io-me
L'ideale è una piena armonia, tanto maggiore quanto più l'io accetta sé stesso, il proprio me. Tuttavia ciò non avviene necessariamente, né allo stesso modo in tutti: è in gioco il proprio atteggiamento fondamentale verso la realtà e l'esistenza. La bontà morale di una persona coincide con la sua autoaccettazione, con la armonica integrazione di io e di sé (/me). Viceversa quanto più una persona è moralmente cattiva, tanto più il suo io vive una discrasia con il suo me.
me e inconscio
Il me è più esteso dell'inconscio psicoanalitico, in quanto questo è solo una parte del non-controllabile. Tuttavia la conoscibilità del me è intrecciata, condizionata dalla sua accettazione, che non avviene di fatto, una volta usciti dall'infanzia, immediatamente, ma è una conquista graduale. In questo senso esiste una qualche corrispondenza tra il me e l'inconscio.
possibile lessico alternativo
Invece di «me» si potrebbe proporre a) a date condizioni «sé» ovvero b) «verità di me» o «verità di sé». La parola autenticità invece non è una valida alternativa, in quanto non dice il dato (grezzo e totale), ma il dato in quanto accolto, l'integrazione dell'io al me.
