Libertà

Da Filosofico.


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Libertà è una parola polivoca: se ne possono distinguere almeno tre sensi principali:

  • la libertà di scelta (o di arbitrio, o libertas minor), per cui un soggetto intelligente può, in ogni istante, decidere tra diverse alternative; questa libertà non è graduabile: o è presente o è assente;
  • la libertà di autonomia (o libertas maior) nella concezione scolastica è la libertà compiuta, quella che permette a un soggetto di non essere soggetto in maniera determinante a niente altro che al proprio giudizio (e non a circostanze esterne o a passioni interne in qualche modo subite); questa libertà può essere più o meno presente, ed è comunque, nel caso dell'uomo, conquistata;
  • la libertà esteriore, “politica”, che dipende dal contesto esterno (politico in senso lato).


Indice

la libertà di scelta [la forma della libertà]

storicamente

Essa è stato di fatto negata, o almeno non limpidamente affermata, dalla filosofia antica (su posizioni intellettualiste: per fare il bene è necessario e sufficiente conoscerlo).

Affermata con nettezza solo dalla filosofia medioevale cristiana, in epoca moderna è stata da molti messa in dubbio; tra i suoi negatori ricordiamo: Montaigne, Spinoza, Hegel, i positivisti tedeschi. Kant ha cercato di farle spazio, elevandola a postulato della Ragion Pratica, ma si può discutere molto sulla solidità di una tale fondazione.

motivi a sostegno

Essa è requisita da una concezione della realtà aperta alla fede: solo così infatti viene salvaguardato la valenza della vita presente come prova, passaggio in cui ogni persona umana decide, liberamente, appunto, quale sarà il suo Destino eterno.

Inoltre essa è implicitamente presupposta dal buon senso comune, che reagisce -come dire? - in modo non spinoziano (nec ridere, nec lugere neque detestari, sed intelligere) al comportamento umano, indignandosi, rattristandosi, rallegrandosi, commovendosi, come se esso fosse libero.

A favore dell'esistenza del libero arbitrio vi è poi un altro argomento, seppur più indiziale che rigorosamente probatorio, ossia la strutturazione dell'ordinamento giuridico: ha senso sanzionare, se l'atto (criminoso) è stato libero. Del resto le pene variano, medesimo essendo l'atto nella sua oggettività, in ragione del grado di consapevolezza e libertà del soggetto (premeditato, colposo, preterintenzionale, involontario).

la libertà di autonomia [il contenuto della libertà]

Si potrebbe definire come la libertà di “essere quello che si è”, o anche la libertà di “fare quello che davvero si vuole” (il davvero significa che non tutto ciò che immediatamente si vuole è espressivo del più profondo dinamismo affetivo, che tende e non può non tendere alla felicità compiuta e perfetta, come invece non sempre riconosciamo a livello immediato).

storicamente

È di questa libertà che parlava ad esempio Socrate quando definiva il saggio come libero dalla passioni, e così anche gli stoici si riferivano a questa valenza della libertà, quando definivano indifferenti (adiaphorà) le circostanze esterne e decisiva solo l'interiore virtù del saggio.

Il Cristianesimo ha ulteriormente focalizzato il senso della libertà interiore come non-schiavitù a tutto ciò che ci impedisce di essere noi stessi, nella verità più profonda del nostro essere, immagine e somiglianza di Dio. Per raggiungere la libertas maior occorre però, per il pensiero cristiano, esercitare, fino all'ultimo respiro (chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere) la libertas minor.

L'epoca moderna invece ha ritenuto che la libertà di autonomia fosse raggiungibile non drammaticamente: esemplare il caso di Spinoza, come pure quello di Hegel (la conoscenza, per il primo, e l'adesione alla soggettività storico-collettiva, per il secondo, bastano).

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