Percezione
Da Filosofico.
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realismo / fenomenismo
Un problema dibattuto nella filosofia contemporanea è quello della affidabilità della percezione sensibile: ciò che essa ci offre è davvero la realtà (le cose, così come sono in sé stesse) o è una apparenza, almeno nel senso di fenomeno, cioè qualcosa che filtriamo attraverso nostre stutture soggettive?
Il problema comincia a porsi prima di Kant, a cui pure si deve un importante precisazione del termine fenomeno, per via della distinzione, tipica di molta filosofia moderna (si pensi a Locke) tra quelità primarie, le sole oggettive, e qualità secondarie che invece sarebbero proiezioni soggettive.
La Vassallo (2008, pp.6/10) distingue, a seconda della riconosciuta o negata realtà delle qualità secondarie
- un realismo ingenuo, quello del senso comune, per il quale il mondo è così come lo vediamo, qualificato;
- un realismo “scientifico”, che invece nega l'oggettività delle qualità. Scientifico lo definisce molta filosofia contemporanea in quanto sarebbe basato sulla scienza, che si costruisce prescindendo dagli aspetti qualitativi; noi abbiamo virgolettato il termine perché non è vero che esso sia richiesto dalla scienza (prescindere non è negare).
Vi è poi una possibile posizione più estrema, il fenomenismo radicale, per il quale è dubbio che ciò che percepiamo, nella sua globalità (non solo gli aspetti qualitativi ma anche quelli quantitativi, per esempio), sia reale. È l'atteggiamento formulato da Cartesio con l'ipotesi del sogno, o del genio maligno, e ripreso dall'ipotesi dei cervelli in vasca di Putnam.
