Possibilità e senso della metafisica
Da Filosofico.
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La metafisica, come discorso sull'essere e sul suo senso, è stata ritenuta possibile da gran parte della filosofia antica (in particolare da Platone e da Aristotele), e dalla quasi totalità della filosofia medioevale.
La filosofia moderna ha invece avanzato crescenti riserve nei suoi riguardi, dapprima in modo implicito, poi, con Hume e Kant, esplicitamente.
L'idealismo se da un lato ha riammesso la possibilità per il pensiero di cogliere l'essere, ha quanto meno alterato profondamente la natura della metafisica, negando l'altro dal pensiero.
La possibilità di una metafisica come riflessione razionale sull'essere, che conduca al riconoscimento della Trascendenza, è stata invece solennemente affermata da quella autorità extrafilosofica che è il Magistero della Chiesa (in particolare nel Concilio Vaticano I), ed è stata sostenuta con particolare vigore, nel XIX e XX secolo, dal neotomismo, indirizzo filosofico che più di ogni altro forse merita di chiamarsi pensiero forte.
Interessanti apertura alla metafisica però si possono rintracciare anche all'interno di proposte filosofiche più deboli, come la fenomenologia, l'ermeneutica, la filosofia analitica.
appunti per un possibile giudizio
La metafisica è una componente ineliminabile del discorso filosofico, come pure della stessa razionalità umana. Non possiamo non pensare in termini di cose, di mondo, di essere.
Certo, la lezione della modernità, che ha reagito all'eccesso di ottimismo gnoseologico antico e medioevale, deve insegnarci qualcosa, una maggiore “modestia” nell'uso della ragione, un qualche ridimensionameneto della sua pretesa di conoscere la realtà “così come è”, immediatamente ed esaurientemente.
La ragione umana a) conosce la realtà, ma b) non la conosce perfettamente, esaurientemente:
a) se non conoscessimo la realtà, non ci metteremmo nemmeno a discutere (capendo le altrui ragioni e potendo dialogare con gli altri) su come essa sia fatta;
b) se la conoscessimo esaurientemente non ci sarebbe l'errore, il dubbio e la divergenza di opinioni/interpretazioni.
E' chiaro che è pretendere troppo dalla conoscenza umana, che è sempre anche prospettica, situata. In questo senso la Vanni Rovighi soleva dire che «lo scettico è un ipermetafisico deluso»
Non è però ancora sufficiente quanto precisato: occorre ammettere che un discorso metafisico esitenzialmente convincente deve valorizzare due componenti trascurate dai progetti metafisici classici (antico-medioevali) ossia:
- l'affettività (sottolineata soprattutto da Blondel) e
- l'intersoggettività (su cui ha lavorato, ma in termini insoddisfacenti perchè generici, la teoria critica)
note
1.Si possono vedere, nella sezione laboratorio, i contributi di F.Botturi e di E.Berti
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