Putnam

Da Filosofico.

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Indice

i motivi di un interesse

È un pensatore per molti aspetti interessante:

  • per il suo equilibrio
  • per il suo interesse non esclusivo verso la filosofia di lingua inglese (con frequenti riferimenti alla fenomenologia, ad esempio)
  • per il tentativo di ridare un senso al realismo, rifiutando il relativismo di Rorty e dei decostruzionisti

appunti per un possibile giudizio

Interessante, ma discutibile è la sua recezione del kantismo. È un approccio più dinamico e meno dogmatico di quello dei neokantiani continentali, al punto che è dubbio che lo si possa definire un kantiano, nonostante il suo dichiarato debito verso il filosofo di Königsberg. L'impossibilità di conoscere il noumeno viene in effetti smorzata come negazione della possibilità di conoscere le cose «dal punto di vista dell'occhio di Dio», il che se inteso in modo corretto ci sembra accettabile.

Il suo “realismo interno” tuttavia appare ancora distante da un autentico realismo. Se non altro, per la generica e banale ragione che, come tutti gli anti-scettici hanno osservato, per rendersi conto del limite occorre esserne in qualche modo sopra (o fuori), dove il “sopra” (o il “fuori”) non significano «il punto di vista dell'occhio di Dio», ma qualcosa di ben più modesto.

in particolare

Costante è in lui il tentativo di accreditare la sua posizione come il giusto mezzo tra l'estremo del relativismo alla Rorty e alla Derrida, e le ricorrenti tentazioni di un realismo metafisico che pretenda di conoscere le cose in sé stesse, dal punto di vista dell'occhio di Dio.

Egli sostiene che il realismo interno, da lui sostenuto, «è disposto a considerare il riferimento come interno ai «testi» (o alle teorie), a condizione che si ammetta che esistono testi migliori e peggiori» (1995, p.253): ora, ci chiediamo, che cosa rende un «testo» migliore o peggiore se non il suo avvicinarsi più o meno, cioè il suo corrispondere più o meno, alla realtà?

La negazione che la filosofia possa attingere, seppur imperfettamente, alla realtà in sé stessa lo conduce a negarle una effettiva utilità:

È giunto il momento di una moratoria dell'ontologia e dell'epistemologia. O meglio è giunto il momento di sospendere quel tipo di speculazione ontologica che cerca di descrivere l'arredo dell'universo e di distinguere tra che cosa realmente esiste e che cosa è soltanto proiezione umana, e di sospendere quel tipo di speculazione epistemologica che cerca di dirci qual è il metodo con cui valutare tutte le nostre credenze.

Da «Perché ci sono i filosofi», in Realismo dal volto umano. La filosofia così, almento temporaneamente, dovrebbe cedere il passo al buon senso comune e alle sue spontanee credenze.

citazioni

gli elementi di ciò che chiamiamo «linguaggio» e «mente» permeano così profondamente ciò che chiamiamo «realtà» che l'idea stessa di immaginarci nelle vesti di «cartografi» di qualcosa di «indipendente dal linguaggio» è fatalmente compromessa dall'inizio.

bibliografia minima

  • Putnam, H. (1981), Reason, Truth and History, Cambridge Univ. Press, Cambridge.
  • Putnam, H. (1990; tr.it. 1995), Realism with a Human Face, Harvard Univ. Press, Cambridge [MA].
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