Riferimento

Da Filosofico.

Il primo a introdurre questo tema, anche se forse una prima implicita comparsa la fa con la teoria stoica del segno, è stato, come è noto, Frege, con la celebre distinzione tra Bedeutung e Sinn.

Un problema dibattuto, soprattutto all'interno della filosofia analitica, è stata la reciproca risolvibilità, per così dire, dei due livelli,

  • affermata da autori come Searle (per i quali il riferimento è dato dal “grappolo” [cluster] di tutte le possibili descrizioni definite attribuibili a quel dato oggetto) [teoria descrittivista del riferimento] e
  • negata da altri come Kripke e Putnam [teoria diretta del riferimento].

Per Frege (1892) i nomi propri hanno un senso (o meglio ne hanno più di uno, pur avendo un solo riferimento): questo mi sembra ponga il problema della conoscibilità del singolare, già tematizzato dalla Scolastica.

Per Kripke invece, i nomi propri, che denotano oggetti individuali, hanno riferimento, ma non senso, non sono quindi risolvibili nell'insieme delle descrizioni definite che si riferiscono all'oggetto denotato. Ad esempio Aristotele sarebbe sempre Aristotele anche se non gli fossero attribuibili le proprietà (cioè i sensi, fregeanamente parlando) che gli attribuiamo, “il maestro di Alessandro Magno”, “l'autore della Metafisica”, “il filosofo di Stagira”, “il maggior discepolo di Platone” ecc. I nomi perciò sono dei designatori rigidi che intenzionano direttamente l'oggetto individuale, senza intermediazione di sensi concettualmente esprimbili, e ciò in virtù di un battesimo iniziale, poi trasmesso da una catena ininterrotta di parlanti.


appunti per una impostazione realistica

Come si imposta la questione del riferimento, in base a delle coordinate compatibili col realismo classico (aristotelico e medioevale)?

  • Intanto osserviamo che non ci pare un caso che la formulazione del problema non sia avvenuta in quell'ambito (il problema scolastico più vicino a questo ci pare quello, già accennato, della conoscibilità del singolare).
  • Nel realismo l'individuo (l'oggetto, la cosa reale) è il riferimento nel senso che è ciò che viene in ultima analisi intenzionato dall'atto conoscitivo (sensoriale o mentale, ossia, con lessico analitico, diretto o proposizionale) del soggetto conoscente, ma esso non viene mai esaurito dalla conoscenza umana, che è sempre situata e prospettica (sia nel suo livello sensoriale sia in quello mentale).
  • Perciò, in un certo senso il realismo è più vicino alla posizione di Putnam e Kripke, affermando la trascendenza dell'esistente oggettivo alle sue concettualizzazioni.
  • Tuttavia una certa resistenza a una possibile identificazione con la soluzione di Kripke e Putnam c'è: nel senso che ciò che viene concettualmente oggettivato è in qualche modo la cosa stessa, seppure in un suo aspetto limitato. Non esiste in altri termini un diaframma tra cosa intenzionata (la Bedeutung) e l'insieme dei suoi aspetti intelligibili, concettualizzabili, che pure non la esauriscono.

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