Sapere
Da Filosofico.
Questa voce è solo un abbozzo In prima approssimazione il termine sapere indica una conoscenza che si solleva al di sopra della semplice opinione e probabilità, raggiungendo degli standard di affidabilità.
nel dibattito analitico
Nella filosofia analitica vengono proposte tre elementi fondamentali per definire una situazione di sapere, riassunti nella definizione di (1) credenza (2) vera e (3) giustificata. Ossia si ha sapere quando:
- S (un certo soggetto) crede p (una certa proposizione)
- p è vera e
- S ha fondate ragione per credere p.
A partire dai controesempi formulati da Gettier si è però ritenuto che a tali 3 condizioni occorresse aggiungerne altre. Gettier infatti evidenziò come fosse possibile per un certo soggetto credere una certa proposizione, che è effettivamente vera, avendo delle ragioni adeguate per crederla, senza che ci si trovi in presenza di un vero sapere.
appunti per un possibile giudizio
Una obiezione all'impostazione analitica riguarda il termine credenza: come se ci fosse necessariamente uno stacco tra il primo formularsi di una certa ipotesi e una sua (successiva) verifica; questo non significa forse che non esistono evidenze (che sono, in quanto tali, immediate), ma solo inferenze? Ma se è così la definizione (o almeno il termine “credenza”) non è neutrale rispetto alle concezioni di verità, ma implica una impostazione non corrispondentista, secondo l'accezione aristotelica e classica. In altri termini, spinta fino in fondo, la scelta della parola credenza sembra implicare che la conoscenza proposizionale non disponga di evidenze, non abbia a che fare con l'immediato, sia solo ratio e non anche intellectus.
Ma una obiezione che mi viene da muovere è relativa a p è vera: ma come? Si parte con una cautela estrema (credenza) e si finisce poi col porsi dal punto di vista, per dirla con Putnam, dell'occhio di Dio? Come faccio a sapere che p è vera? Non è proprio quello ciò che si tratta di determinare? Non si cade quindi in una petitio principii, o ragionamento circolare?
Le obiezioni poi che vengono portate, a partire da Gettier, contro la definizione di sapere come credenza vera e giustificata hanno tutte in comune
- il fatto di riguardare verità contingenti, fattuali, particolari, non universali e necessarie: ma si dà scienza del singolare? Tali paradossi colpiscono al più un tipo di sapere, quello non scientifico;
- riguardano la possibilità non tanto di ingannarsi, quanto di essere ingannati: c'è sempre intervento umano, che altera i dati. Tali obiezioni evidenziano la difficoltà della mente di conoscere esattamente il particolare (il che è giusto, a patto di ricordarsi che l'eccezione non è la regola, e che esiste un elevato grado di probabilità che nella stragrande maggioranza dei casi una mente attenta e ben guidata non sbagli); ma soprattutto dovrebbe essere riconosciuto il valore dell'intersoggettività per il raggiungimento di un vero sapere relativo a cose (particolari) umane, di una intersoggettività non generica, ma - come dire? - affidabile, quale di fatto non tutti gli esseri umani sono.
