Verità analitiche e sintetiche
Da Filosofico.
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distinzioni precedenti
La filosofia moderna aveva a più riprese tematizzato una dicotomia nella conoscenza proposizionale, ad esempio
- tra matters of fact e relations of ideas (Hume)
- tra verità di fatto e verità di ragione (Leibniz)
Kant
Kant riprende tale distinzione e, come è noto, la formula nei termini di una contrapposizione tra giudizi
- analitici (tautologici, in quanto il predicato non fa che esplicitare quanto già contenuto nel soggetto) e
- sintetici (in cui il predicato aggiunge qualcosa di non contenuto nel concetto del soggetto, e che pertanto può essergli predicato solo in base all'intuizione sensibile)
il neoempirismo
La distinzione è stata ripresa, tra l'altro, dal neoempirismo logico, che sostiene il
- carattere analitico delle verità logiche e matematiche (queste ultime per Kant erano invece sintetiche [a-priori])
- e il carattere sintetico, ma non davvero universale delle verità scientifiche.
Questo modo di impostare la distinzione dei diversi tipi di verità risente del medesimo presupposto, della supposta impossibilità dell'astrazione, intesa come oltrepassamento del particolare immediato dell'esperienza, per cogliervi, mediante un atto dell'intelligenza, un contenuto universale. Se si ammette una capacità astrattiva dell'intelligenza, allora si può superare il dualismo tra una universalità tautologica, indipendente dall'esperienza e una particolarità empirica del tutto incapace di universalizzabilità.
appunti per un possibile giudizio
Un'ipotesi che andrebbe svolta è che la distinzione come la concepisce Kant, e come la riprendono poi Frege, il neoempirismo e molti filosofi analitici non sia neutrale. Ecco un passaggio su cui ci si può soffermare:
O il predicato B appartiene al soggetto A come qualcosa che è contenuto (in modo riposto) in questo concetto A; ovvero B è posto interamente fuori del concetto A, sebbene sia in connessione con esso. Nel primo caso dico il giudizio analitico, nel secondo caso sintetico. I giudizi analitici (affermativi) sono dunque quelli in cui la connessione del predicato con il soggetto è pensata mediante identità, mentre quelli, in cui questa connessione è pensata senza identità, si devono chiamare giudizi sintetici.
Kant sembra non vedere alternativa tra «identità» e connessione estrinseca («B posto interamente fuori del concetto A, sebbene (..) in connessione con esso»).
Quello che si potrebbe andare a verificare è l'oblio del concetto di inerenza, che sul piano logico è il riflesso di una concezione tendenzialmente meccanico-atomistica della realtà, o quanto meno di una generalizzata dimenticanza della dimensione di mistero.
Ciò che già Maritain (ne I gradi del sapere) rimproverava alla filosofia moderna, rinfacciandole di avere dimenticato il concetto (misterioso) di intenzionalità, per concepire il rapporto tra pensiero e cose in termini meccanicistici.
L'inerenza è un mistero: come una proprietà possa inerire a un soggetto, senza essere né coincidente con la sua essenza, né alcunché di estrinseco.
